Sono seduta in un piccolo studio davanti a un uomo dall’aria sana, abbronzato e bellissimo, che in altre circostanze mi avrebbe suggerito progetti edonistici e vitali, mentre quel giorno celebra il funerale della mia giovinezza.
Di comprensibile leggo giusto i miei dati anagrafici e poi numeri, sigle, percentuali.
Le statistiche mi sono nemiche, divento un numero e non una persona con una sua identità.
Mi trasformo a tal punto che spesso non mi riconoscono più, nemmeno io mi riconosco.
Il mio corpo ha rotto il silenzio e trovato il modo peggiore per raccontarsi.
Aprile 16, 2018