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Le Storie

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Ho saputo che avrei dovuto fare la chemioterapia il giorno prima del mio compleanno. È stato l’unico momento davvero triste, perché pochi sapevano della mia situazione e mi facevano gli auguri mentre io pensavo alle cose più brutte. La mattina successiva mi sono svegliata e come se niente fosse mi è tornato il buonumore. Un mese esatto dal mio compleanno, ho letto una frase estrapolata da una poesia di Albert Camus, che è diventata la sintesi del mio percorso: “....Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate” Questa esperienza è stata così significativa che ho deciso di festeggiare ogni anno la diagnosi. È stato un periodo di scoperta e crescita, di amicizia e di affetti, al quale ripenso con tenerezza.

NADIA C. - 28 anni, diagnosi a 27

“Ehi mamma, che cos'è questa pallina?” mi domandò mio figlio una mattina qualunque mentre in tutta fretta lo stavo vestendo per andare all’asilo. A scacciare la paura è stato un semplice pensiero: così come il mio corpo ha generato la pallina, perché allo stesso modo non può eliminarla? Se lo stress è concausa delle malattie, il benessere non potrebbe aiutare a guarirle? La mia rinascita è partita da qui. Il trucco è stato decodificare il messaggio della malattia e mettermi nelle condizioni di ritrovare l'armonia interiore, allineando mente, corpo e spirito. Oggi sto bene, sono una donna in cammino, piena di amore. Il domani lo attendo senza fretta e senza aspettative. Ora mi gusto il viaggio, finalmente!

SILVIA V. - 49 anni, diagnosi a 45

Quando sono andata in ospedale perché sentivo un nodulino che non mi piaceva mi hanno detto che era un ematoma, nonostante non avessi preso nessuna botta, e per 2 mesi sono stata curata per quella ragione. Per fortuna mio marito ha insistito per fare un altro controllo. In quel poco tempo il tumore era passato da 2, 5 cm a 5 cm. Ho vissuto dietro un filtro emotivo fino a quando mio marito mi ha regalato un cagnolino, ho pianto a dirotto e in quel momento ho sentito che questa barriera si era finalmente rotta. Avevo perso le speranze di avere un bambino, invece due mesi prima di celebrare il matrimonio, ho scoperto che aspettavo Noemi! Un vero miracolo.

BARBARA S. - 41 anni, diagnosi a 33 anni

Ero una mamma immersa nel lavoro, sempre di corsa e sempre pronta a risolvere mille problemi, i miei e quelli di chi mi stava attorno. Ero spesso nervosa e poco sorridente... fino al giorno, in cui il medico mi ha diagnosticato un carcinoma maligno al seno destro. Quello stesso seno che un tempo aveva nutrito i miei figli adesso mi tradiva. Intervento, radioterapia e la sensazione di precipitare in un baratro. Sono caduta per mesi in una profonda depressione. Poi ho chiesto aiuto a una psicologa e alla fine ho capito che sono stata fortunata.

STEFANIA P. - 47 anni, diagnosi a 47

Mi sentivo spesso sopraffatta dallo scorrere troppo rapido del tempo, dall'ansia, dalla paura e dalle aspettative mie e di chi avevo intorno. Ero un bersaglio facile per un male subdolo come il cancro. Dopo l’operazione, in un misto di incredulità e determinazione, ho iniziato a vivere dentro a una bolla. In questa dimensione mi sono riavvicinata a Dio. Sono infinitamente grata anche all’amore del mio cane Ciok, da tredici anni al mio fianco, che mi ha dimostrato cosa sia la pazienza e la comprensione, ogni volta che non avevo forza sufficiente per portarlo fuori o giocare con lui. Ho imparato a chiedere aiuto.

ALESSANDRA T. - 32 anni, diagnosi a 31

Dopo una visita di controllo mi viene prescritto un agoaspirato con urgenza. La dottoressa mi comunica con freddezza che per il mio tipo di tumore l’aspettativa di vita non supera i cinque anni. Mi crolla il mondo addosso. Dopo la notizia esco dall'ospedale e vado a mangiare un gelato di zuppa inglese e pistacchio, due gusti che odio ma che in quel momento mi sono sembrati i più buoni del mondo. Alle mie figlie l'ho detto scherzando: finalmente avrei avuto un bel seno come quello delle attrici! Oltre a me, si sono ammalate di cancro al seno anche tre sorelle di mia mamma. Familiarità? Alimentazione? Non so cosa pensare.

LUISA - 48 anni, diagnosi a 42

Una sera mentre mi sfioro il seno sento qualcosa e mi viene un brivido. Avevo fatto i controlli ed era tutto a posto, ma preferisco non lasciar perdere e procedo con gli accertamenti. Quando mi viene data la sentenza, dentro di me urlo: non voglio morire, ma la mia faccia è di marmo. Nessuna familiarità e vita sana, una figlia allattata nove mesi, e periodici controlli per prevenzione mi avevano illusa di essere dietro a uno scudo. Poi conosco un movimento che promuove il canottaggio tra le operate di tumore al seno: le Pink Amazons, sono salita in barca e non sono più scesa.

ANTONELLA B. - 57 anni, diagnosi a 46

Mi è stato diagnosticato il tumore mentre ero in vacanza in Sicilia. Mentre i medici parlavano, era come se si riferissero a un'altra persona e non a me che sono sempre stata il ritratto della salute. Ho cercato di non perdere l’entusiasmo e lo stato d’animo di sempre. Così questa esperienza si è trasformata nell’occasione per incontrare altre donne nella mia situazione e, paradossalmente, la mia vita è più bella di prima.

MARIA - 46 anni, diagnosi a 44

Da un giorno all’altro il mio figlio più piccolo, di soli nove mesi, ha smesso di poppare da un seno. Ho provato a svezzarlo ma in realtà voleva ancora il latte. Una notte mi ha morsicato il capezzolo e in sogno mio padre, che era morto qualche anno prima, mi invitava a mettere una mano sul seno. Il medico mi aveva tranquillizzata... ma poi le analisi hanno evidenziato due tumori. Cerco di far capire ai miei figli che l’amore non è possesso, che tutti gli esseri viventi non sono di nostra proprietà, ma un dono che ci è stato fatto per un certo periodo di tempo. L’individuo è mente, corpo e anima.

SONIA - 37 anni, diagnosi a 33

Non si è mai pronti per una notizia del genere. Non vedevo l'ora di sottopormi all'intervento per liberarmi di quel corpo estraneo. Ho tagliato i capelli e deciso che non avrei indossato la parrucca. Nei momenti di tristezza mi aiutava molto stare in mezzo alle persone e non chiudermi in casa. Gli amici, sapendo che mi piaceva ballare, mi portavano spesso fuori. Anche se ero sempre stanca per le cure, queste uscite erano un toccasana. A un anno dalla fine delle cure, quel maledetto si è ripresentato nell’altro seno. Ora sono passati undici anni dal primo intervento e quattro anni dal secondo, incrocio le dita e guardo avanti.  

ANTONELLA O. - 54 anni, diagnosi a 45
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