Non ho avuto il tempo di capire, mi sono trasformata in un automa. Sono stata solo capace di ritagliarmi del tempo prima dell’intervento per ritornare sui monti di "me bambina". Ero abbronzata, apparentemente in forma. Volevo affrontarlo il cancro, così gli ho dato un nome: Barbablù. Vivevo una vita parallela su Internet a cercare notizie, confrontarmi con altri ha colmato il senso di solitudine e lenito paure. Mi aspettavano 16 chemioterapie, ero terrorizzata dagli aghi dopo la penicillina da bambina. Avrei perso i capelli, tutti avrebbero capito. Non volevo la parrucca, non volevo nascondermi.
MARINA - 52 anni età, diagnosi 44
Mi sono laureata in ingegneria molto presto. Lavoravo moltissimo ma poi ho capito che volevo una famiglia. Sono arrivati tre figli, uno dietro l'altro. Gli esami di routine non evidenziavano nulla, ma io non ero tranquilla e altri accertamenti hanno rivelato il tumore. Mi hanno operata dopo pochi giorni. Ce l’ho messa tutta e pian piano ho ripreso in mano la mia vita, ma un anno dopo ho avuto una recidiva. È stato un vero shock! Pensavo di essere una donna invincibile, invece sono crollata e ho dovuto ricominciare tutto da capo, con tre bambini ancora piccoli. Ogni settimana faccio la chemioterapia per tenere sotto controllo le metastasi.
BARBARA - 45 anni, diagnosi a 40
Ero una mamma immersa nel lavoro, sempre di corsa e sempre pronta a risolvere mille problemi, i miei e quelli di chi mi stava attorno. Ero spesso nervosa e poco sorridente... fino al giorno, in cui il medico mi ha diagnosticato un carcinoma maligno al seno destro. Quello stesso seno che un tempo aveva nutrito i miei figli adesso mi tradiva. Intervento, radioterapia e la sensazione di precipitare in un baratro. Sono caduta per mesi in una profonda depressione. Poi ho chiesto aiuto a una psicologa e alla fine ho capito che sono stata fortunata.
STEFANIA P. - 47 anni, diagnosi a 47
Mi sentivo spesso sopraffatta dallo scorrere troppo rapido del tempo, dall'ansia, dalla paura e dalle aspettative mie e di chi avevo intorno. Ero un bersaglio facile per un male subdolo come il cancro. Dopo l’operazione, in un misto di incredulità e determinazione, ho iniziato a vivere dentro a una bolla. In questa dimensione mi sono riavvicinata a Dio. Sono infinitamente grata anche all’amore del mio cane Ciok, da tredici anni al mio fianco, che mi ha dimostrato cosa sia la pazienza e la comprensione, ogni volta che non avevo forza sufficiente per portarlo fuori o giocare con lui. Ho imparato a chiedere aiuto.
ALESSANDRA T. - 32 anni, diagnosi a 31
Ho un ricordo lontano di com’ero prima della malattia: insicura, fragile e totalmente dipendente dal mio compagno e dagli affetti in genere. Il mio “T-Rex”, come lo chiamo io, era subdolo e ben nascosto, mi sono accorta da sola che qualcosa non funzionava. La prima volta che mi vidi sbendata pensai subito al quadro Donna in poltrona di Picasso. Non vivrò mai più nel passato, vivrò il mio presente con tutto l’amore che posso.
CHIARA - 44 anni, diagnosi a 37
Facevo in modo che tutto andasse bene, senza imperfezioni, evitando, a volte, di esprimere il mio pensiero per non creare dissapori. Seguivo uno stile di vita e un’alimentazione sani. Il medico mi ha chiamato nel suo studio per consegnarmi gli esiti di persona: “cancro”. Ho sentito la paura e la sensazione che il tempo stesse fuggendo via. Qualche volta ho avuto voglia di mollare tutto e farmi trascinare dalla corrente, ma poi ho trovato tre rami molto robusti a cui aggrapparmi: mio marito e le mie figlie.
STEFANIA - 55 anni, diagnosi a 53
Ho dodici anni quando mia madre muore per un tumore al seno, cinque dei suoi sette fratelli muoiono dello stesso “male”, come si diceva allora. Il cancro è entrato nel mio lessico familiare e poi nel mio DNA. Ho trentatré anni e sono al mare. Sto giocando con mia figlia quando sento un chicco di riso. Mi sarei fatta tagliare a pezzettini pur di veder crescere mia figlia. Molti anni dopo scopro anche il secondo tumore e ricomincio tutto da capo, questa volta so di potercela fare. Mi viene suggerito di fare il test genetico, anche mia figlia si ammala. La sua lotta ora è la mia.
DANIELA M. - 63 anni, diagnosi a 33
Durante un controllo di routine, ho scoperto il tumore. Mi ero preparata alla perdita dei capelli comprando una parrucca, ho provato a indossarla ma le caldane, dovute alla menopausa indotta, non ci andavano d’accordo... Mi viene ancora da sorridere quando ripenso che in ufficio, a ogni vampata di calore, facevo prendere aria alla testa sollevandola un po’. L’ho rimessa nell’armadio sostituendola con pashmine colorate. Poi è arrivato il mio piccolo miracolo, Matteo, che oggi ha tre anni.
DANIELA B. - 36 anni, diagnosi a 26
Sono moldava e per metà ebrea. Nel mio Paese lavoravo come infermiera caposala, ma dopo il crollo del muro di Berlino è iniziato il declino. Non avevamo neanche da mangiare, così nel 1999 sono partita per cercare fortuna altrove. Quando sono arrivata in Italia è stato difficilissimo, poi ho trovato un lavoro. Dopo un po’ di tempo sono tornata nel mio Paese per andare a trovare mia madre. Nella sua casa c’era un gatto che saliva sempre sul seno che mi doleva, un comportamento che mi ha spinto a fare accertamenti. Le mie bimbe erano appena arrivate e io ero da sola, è stato tremendo. Da dove vengo la parola “tumore” è una sentenza di morte.
LARISA - 52 anni, diagnosi a 39
Quando sono andata in ospedale perché sentivo un nodulino che non mi piaceva mi hanno detto che era un ematoma, nonostante non avessi preso nessuna botta, e per 2 mesi sono stata curata per quella ragione. Per fortuna mio marito ha insistito per fare un altro controllo. In quel poco tempo il tumore era passato da 2, 5 cm a 5 cm. Ho vissuto dietro un filtro emotivo fino a quando mio marito mi ha regalato un cagnolino, ho pianto a dirotto e in quel momento ho sentito che questa barriera si era finalmente rotta. Avevo perso le speranze di avere un bambino, invece due mesi prima di celebrare il matrimonio, ho scoperto che aspettavo Noemi! Un vero miracolo.