Sono morta e risorta almeno quattro volte. Noi esseri umani viviamo in modo schizofrenico: sempre proiettati nel futuro, ci tiriamo dietro il peso del passato e facciamo fatica ad abitare il presente. Mi sono resa conto che avrei potuto cogliere il senso trascendente di questa vicenda solo alla fine della mia esistenza. Mi sono data come obiettivo di venirne fuori per testimoniare che si può sopravvivere al cancro e per diffondere la cultura della prevenzione e del benessere.
ALLEGRA - 51 anni, diagnosi a 47
Sono infermiera al reparto di medicina oncologica del San Raffaele di Milano. Vivo da cinque anni in questa città che mi ha offerto la possibilità di realizzare il sogno di prendermi cura delle persone. Un giorno sotto la doccia mi sono resa conto di avere un nodulo al seno, speravo fosse una cisti, purtroppo gli esami hanno rivelato una natura diversa. Da un giorno all’altro sono passata da infermiera a paziente.
MARIA CELESTE - 28 anni, diagnosi a 28
Sono stata una bambina serena, circondata dall’affetto dei miei cari. Ero una grande sportiva, ho praticato a lungo la ginnastica artistica, una passione che mi ha portato a diventare allenatrice. Ho sempre desiderato avere una famiglia e dei bambini. Quello era il mio più grande desiderio, così a venticinque anni ho avuto il primo figlio. Ma a trentasei la mia vita si è spenta quando mi è stato diagnosticato il tumore. Oggi i miei figli sono grandi, vederli crescere era quello che desideravo di più al mondo.
VALERIA - 49 anni, diagnosi a 36
Sono moldava e per metà ebrea. Nel mio Paese lavoravo come infermiera caposala, ma dopo il crollo del muro di Berlino è iniziato il declino. Non avevamo neanche da mangiare, così nel 1999 sono partita per cercare fortuna altrove. Quando sono arrivata in Italia è stato difficilissimo, poi ho trovato un lavoro. Dopo un po’ di tempo sono tornata nel mio Paese per andare a trovare mia madre. Nella sua casa c’era un gatto che saliva sempre sul seno che mi doleva, un comportamento che mi ha spinto a fare accertamenti. Le mie bimbe erano appena arrivate e io ero da sola, è stato tremendo. Da dove vengo la parola “tumore” è una sentenza di morte.
LARISA - 52 anni, diagnosi a 39
La mia situazione era molto complessa, ci sono voluti quattro interventi in quattro mesi per liberarmi di quell’intruso che voleva appropriarsi del mio corpo e portarsi via la mia vita. Ho ascoltato diversi pareri medici, consultato luminari oncologici, per poi prendere la decisione giusta. Ma qual è la decisione giusta? Si spera sia quella che ti permetterà di continuare a vivere, ma è anche quella che dentro di te riconosci come tale. In quei momenti è vitale ascoltarsi e rispettare ciò che si sente, solo così, qualunque cosa succeda, non si avrà il rimorso della scelta presa. Ora riesco a dare il giusto nome all'intruso: “cancro”.
MANUELA - 54 anni, diagnosi a 50
È stato molto difficile accettare che il mio seno venisse menomato. Dopo l’operazione, che ha comportato anche l’asportazione del capezzolo, ero diventata infelice e insicura. Sentivo di aver perso la femminilità e con essa l’intimità con il mio fidanzato. Ho deciso di decorare la mia cicatrice con una rosa, accompagnata dalla scritta “life”, per ricordarmi ogni giorno che la vita è bella. Sto molto meglio adesso e ho riconquistato la fiducia in me stessa. Prima di ammalarmi non avrei mai pensato che fosse possibile svegliarmi una mattina, fare le valige e partire, ora sì!
IOLE - 44 anni, diagnosi a 40
Ho saputo che avrei dovuto fare la chemioterapia il giorno prima del mio compleanno. È stato l’unico momento davvero triste, perché pochi sapevano della mia situazione e mi facevano gli auguri mentre io pensavo alle cose più brutte. La mattina successiva mi sono svegliata e come se niente fosse mi è tornato il buonumore. Un mese esatto dal mio compleanno, ho letto una frase estrapolata da una poesia di Albert Camus, che è diventata la sintesi del mio percorso: “....Ho compreso, infine, che nel bel mezzo dell’inverno, ho scoperto che vi era in me un’invincibile estate” Questa esperienza è stata così significativa che ho deciso di festeggiare ogni anno la diagnosi. È stato un periodo di scoperta e crescita, di amicizia e di affetti, al quale ripenso con tenerezza.
NADIA C. - 28 anni, diagnosi a 27
Mi sono chiesta se essere cresciuta a Mestre, a ridosso di Marghera e delle sue fabbriche chimiche, non avesse avuto un qualche peso in questa vicenda. Durante uno dei miei day hospital ho riconosciuto due donne del mio stesso quartiere. Una coincidenza? Direi di no. Ripensandoci, molte altre donne di quella zona si sono ammalate. Così ho iniziato a riflettere sull'ambiente e sulle condizioni in cui viviamo, su quello che respiriamo e che mangiamo. Devo ringraziare il mio sesto senso se sono viva. Tutti gli esami davano esito negativo mi sono operata, nonostante i medici non fossero d’accordo. Alla fine l’amara sorpresa, mastectomia bilaterale. Da quel momento vivo alla giornata.
MICHELA - 49 anni, diagnosi a 44
Una sera mentre mi sfioro il seno sento qualcosa e mi viene un brivido. Avevo fatto i controlli ed era tutto a posto, ma preferisco non lasciar perdere e procedo con gli accertamenti. Quando mi viene data la sentenza, dentro di me urlo: non voglio morire, ma la mia faccia è di marmo. Nessuna familiarità e vita sana, una figlia allattata nove mesi, e periodici controlli per prevenzione mi avevano illusa di essere dietro a uno scudo. Poi conosco un movimento che promuove il canottaggio tra le operate di tumore al seno: le Pink Amazons, sono salita in barca e non sono più scesa.
ANTONELLA B. - 57 anni, diagnosi a 46
Sono propensa ai colpi di testa, da ragazza ho vissuto due anni nella foresta amazzonica facendo volontariato in un ospedale. Quando mi sono ammalata era un periodo sereno, avevo appena conosciuto quello che sarebbe diventato mio marito. Questa esperienza mi ha cambiato il carattere. Ho deciso di interrompere le cure quando ho capito che non ero più autonoma. Grazie al percorso spirituale che ho intrapreso, ho imparato a reagire alle circostanze in modo diverso, a non giudicare e a non etichettare mai le persone.