Sono sempre stata una persona molto timida che usava lo sport per reagire. Ho praticato il softball con ottimi risultati, giocando per anni nella nazionale italiana. Avevo fiducia nel mio fisico e nella mia costituzione, mi ritenevo indistruttibile, perciò ho vissuto la notizia del cancro come un tradimento. Ho fatto le cure post operatorie e sono tornata alla vita di sempre con due cicatrici, una sul seno destro e una, più profonda, nel mio subconscio. Non voglio pensare al mio futuro, vivo il presente e continuo a fare gli sport che amo.
ELISABETTA - 60 anni, diagnosi a 48
Quando mi sono accorta di quella pallina non mi sono preoccupata troppo perché pensavo che, avendo allattato due bambini, non potesse capitare a me. Oltretutto ci era appena passata mia sorella: chi avrebbe avuto il coraggio di dirlo ai nostri genitori? Prima di proteggere noi stessi cerchiamo di proteggere chi ci sta accanto. Purtroppo invece gli esami, impietosi, hanno rivelato un tumore di quattro centimetri. Sono una persona molto riservata e mi stupisco della mia forza. Voglio veder crescere i miei bambini. La malattia mi sta insegnando che non c’è solo il tempo di fare, ma anche quello di sorridere.
CLARA - 38 anni, diagnosi a 38
Tre giorni prima del mio matrimonio mi sono accorta di avere un piccolo nodulo. Sono partita per il viaggio di nozze perché i medici mi avevano rassicurata, dicendomi che non era nulla di grave. In realtà avevo un tumore molto aggressivo tanto che il chirurgo ha optato per l’asportazione completa del seno. È stato mio marito a rasarmi i capelli, credevo di essere pronta ma quando ho visto le prime ciocche sulla federa bianca del cuscino è stato uno shock. La maternità è un punto di domanda. Ogni sera faccio il punto delle cose belle della giornata.
ALESSANDRA B. - 31 anni, diagnosi a 29
Sono morta e risorta almeno quattro volte. Noi esseri umani viviamo in modo schizofrenico: sempre proiettati nel futuro, ci tiriamo dietro il peso del passato e facciamo fatica ad abitare il presente. Mi sono resa conto che avrei potuto cogliere il senso trascendente di questa vicenda solo alla fine della mia esistenza. Mi sono data come obiettivo di venirne fuori per testimoniare che si può sopravvivere al cancro e per diffondere la cultura della prevenzione e del benessere.
ALLEGRA - 51 anni, diagnosi a 47
Ho un ricordo lontano di com’ero prima della malattia: insicura, fragile e totalmente dipendente dal mio compagno e dagli affetti in genere. Il mio “T-Rex”, come lo chiamo io, era subdolo e ben nascosto, mi sono accorta da sola che qualcosa non funzionava. La prima volta che mi vidi sbendata pensai subito al quadro Donna in poltrona di Picasso. Non vivrò mai più nel passato, vivrò il mio presente con tutto l’amore che posso.
CHIARA - 44 anni, diagnosi a 37
Sono una donna nata e cresciuta a Cagliari, ma emigrata in un piccolo paese della provincia di Milano per seguire l’amore, conosciuto a soli quindici anni. “L’intruso”, un carcinoma mammario duttale invasivo, era così ben nascosto da non permetterci di individuarlo, ma c’era. Ho provato che cosa significhi “sentirsi crollare il mondo addosso”: non è una frase retorica ma una sensazione che ti appartiene, che ti fa sentire a un passo dalla morte.
ANNALISA - 56 anni, diagnosi a 55
So che incontrerò sciamani, guaritori, preti, guru e stregoni, ma che la mia anima sarà sempre sospesa. Tutti mi diranno “ti capisco”, ma so che se non ci sono passati non possono capire. Sono qui consapevole che niente sarà più come prima, perché tutto sarà più bello di prima. Oggi posso andare per mano con la paura, posso decidere di cambiare perché la malattia è venuta a dirmi che qualcosa non andava per il verso giusto. Così ho imparato a prendermi cura della mia anima e a nutrirla in mille modi. Ho compreso che anche la frazione di un secondo è un dono sacro. Davanti a me vedo un futuro lunghissimo.
GIANNA – 50 anni, diagnosi a 47
Sono infermiera al reparto di medicina oncologica del San Raffaele di Milano. Vivo da cinque anni in questa città che mi ha offerto la possibilità di realizzare il sogno di prendermi cura delle persone. Un giorno sotto la doccia mi sono resa conto di avere un nodulo al seno, speravo fosse una cisti, purtroppo gli esami hanno rivelato una natura diversa. Da un giorno all’altro sono passata da infermiera a paziente.
MARIA CELESTE - 28 anni, diagnosi a 28
Sono nata e cresciuta ad Aosta e per l’università mi sono trasferita a Torino, dove vivo, ma le Alpi sono ancora la mia casa. Fatico ad accettare che sia successo proprio a me: non avevo familiarità, non ero sovrappeso, facevo attività fisica, ero attenta all’alimentazione e non ero nella fascia di età a rischio. Il medico della mutua non voleva neanche prescrivermi la mammografia, così sono andata privatamente. Ho imparato a ringraziare per le piccole cose e non parlo del cancro con rabbia.
ELENA - 43 anni, diagnosi a 38
Mi sentivo spesso sopraffatta dallo scorrere troppo rapido del tempo, dall'ansia, dalla paura e dalle aspettative mie e di chi avevo intorno. Ero un bersaglio facile per un male subdolo come il cancro. Dopo l’operazione, in un misto di incredulità e determinazione, ho iniziato a vivere dentro a una bolla. In questa dimensione mi sono riavvicinata a Dio. Sono infinitamente grata anche all’amore del mio cane Ciok, da tredici anni al mio fianco, che mi ha dimostrato cosa sia la pazienza e la comprensione, ogni volta che non avevo forza sufficiente per portarlo fuori o giocare con lui. Ho imparato a chiedere aiuto.