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Le Storie

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Sono cresciuta in Sudafrica, in pieno Apartheid, ma fin da piccola sapevo che sarei vissuta in Italia. A dodici anni ho detto a mia madre che un giorno avrei sposato un italiano, “passerai sul mio cadavere” mi ha risposto. Nell’estate del 1973, approfittando di una proposta di lavoro, sono venuta in Italia e non me ne sono più andata. Mi sono sposata e ho avuto due figli. Ho dovuto affrontare il tumore da sola perchè i miei figli erano lontani. Per andare a fare la chemioterapia dovevo prendere il treno e poi il tram. Mentre aspettavo il mio turno e giravo nelle corsie vedevo la paura negli occhi delle altre pazienti. La stessa paura che riconoscevo nel mio sguardo quando tornavo a casa e mi guardavo allo specchio.

JACKY - 74 anni, diagnosi a 69 e 73

Mi è stato diagnosticato il tumore mentre ero in vacanza in Sicilia. Mentre i medici parlavano, era come se si riferissero a un'altra persona e non a me che sono sempre stata il ritratto della salute. Ho cercato di non perdere l’entusiasmo e lo stato d’animo di sempre. Così questa esperienza si è trasformata nell’occasione per incontrare altre donne nella mia situazione e, paradossalmente, la mia vita è più bella di prima.

MARIA - 46 anni, diagnosi a 44

Non si è mai pronti per una notizia del genere. Non vedevo l'ora di sottopormi all'intervento per liberarmi di quel corpo estraneo. Ho tagliato i capelli e deciso che non avrei indossato la parrucca. Nei momenti di tristezza mi aiutava molto stare in mezzo alle persone e non chiudermi in casa. Gli amici, sapendo che mi piaceva ballare, mi portavano spesso fuori. Anche se ero sempre stanca per le cure, queste uscite erano un toccasana. A un anno dalla fine delle cure, quel maledetto si è ripresentato nell’altro seno. Ora sono passati undici anni dal primo intervento e quattro anni dal secondo, incrocio le dita e guardo avanti.  

ANTONELLA O. - 54 anni, diagnosi a 45

Durante un controllo di routine, ho scoperto il tumore. Mi ero preparata alla perdita dei capelli comprando una parrucca, ho provato a indossarla ma le caldane, dovute alla menopausa indotta, non ci andavano d’accordo... Mi viene ancora da sorridere quando ripenso che in ufficio, a ogni vampata di calore, facevo prendere aria alla testa sollevandola un po’. L’ho rimessa nell’armadio sostituendola con pashmine colorate. Poi è arrivato il mio piccolo miracolo, Matteo, che oggi ha tre anni.

DANIELA B. - 36 anni, diagnosi a 26

Ero una mamma immersa nel lavoro, sempre di corsa e sempre pronta a risolvere mille problemi, i miei e quelli di chi mi stava attorno. Ero spesso nervosa e poco sorridente... fino al giorno, in cui il medico mi ha diagnosticato un carcinoma maligno al seno destro. Quello stesso seno che un tempo aveva nutrito i miei figli adesso mi tradiva. Intervento, radioterapia e la sensazione di precipitare in un baratro. Sono caduta per mesi in una profonda depressione. Poi ho chiesto aiuto a una psicologa e alla fine ho capito che sono stata fortunata.

STEFANIA P. - 47 anni, diagnosi a 47

Mi sono chiesta se essere cresciuta a Mestre, a ridosso di Marghera e delle sue fabbriche chimiche, non avesse avuto un qualche peso in questa vicenda. Durante uno dei miei day hospital ho riconosciuto due donne del mio stesso quartiere. Una coincidenza? Direi di no. Ripensandoci, molte altre donne di quella zona si sono ammalate. Così ho iniziato a riflettere sull'ambiente e sulle condizioni in cui viviamo, su quello che respiriamo e che mangiamo. Devo ringraziare il mio sesto senso se sono viva. Tutti gli esami davano esito negativo mi sono operata, nonostante i medici non fossero d’accordo. Alla fine l’amara sorpresa, mastectomia bilaterale. Da quel momento vivo alla giornata.

MICHELA - 49 anni, diagnosi a 44

È stato molto difficile accettare che il mio seno venisse menomato. Dopo l’operazione, che ha comportato anche l’asportazione del capezzolo, ero diventata infelice e insicura. Sentivo di aver perso la femminilità e con essa l’intimità con il mio fidanzato. Ho deciso di decorare la mia cicatrice con una rosa, accompagnata dalla scritta “life”, per ricordarmi ogni giorno che la vita è bella. Sto molto meglio adesso e ho riconquistato la fiducia in me stessa. Prima di ammalarmi non avrei mai pensato che fosse possibile svegliarmi una mattina, fare le valige e partire, ora sì!

IOLE - 44 anni, diagnosi a 40

Ho dodici anni quando mia madre muore per un tumore al seno, cinque dei suoi sette fratelli muoiono dello stesso “male”, come si diceva allora. Il cancro è entrato nel mio lessico familiare e poi nel mio DNA. Ho trentatré anni e sono al mare.  Sto giocando con mia figlia quando sento un chicco di riso. Mi sarei fatta tagliare a pezzettini pur di veder crescere mia figlia. Molti anni dopo scopro anche il secondo tumore e ricomincio tutto da capo, questa volta so di potercela fare. Mi viene suggerito di fare il test genetico, anche mia figlia si ammala. La sua lotta ora è la mia.

DANIELA M. - 63 anni, diagnosi a 33

La parola “tumore”, prima come linfoma di Hodgkin, successivamente come carcinoma al seno, suonò subito nella mia mente come sinonimo di morte. Solo dopo aver metabolizzato la brutta notizia, assunse il significato di guerra. Quando i miei ragazzi mi videro senza capelli mi toccarono la testa e dissero: “è liscia, sembra un culo”, scoppiai a ridere e a piangere contemporaneamente. Ogni lacrima versata è una goccia di felicità che il destino ti dovrà rimborsare.

ASSUNTA - 44 anni, diagnosi a 40

Non ho avuto il tempo di capire, mi sono trasformata in un automa. Sono stata solo capace di ritagliarmi del tempo prima dell’intervento per ritornare sui monti di "me bambina". Ero abbronzata, apparentemente in forma. Volevo affrontarlo il cancro, così gli ho dato un nome: Barbablù. Vivevo una vita parallela su Internet a cercare notizie, confrontarmi con altri ha colmato il senso di solitudine e lenito paure. Mi aspettavano 16 chemioterapie, ero terrorizzata dagli aghi dopo la penicillina da bambina. Avrei perso i capelli, tutti avrebbero capito. Non volevo la parrucca, non volevo nascondermi.

MARINA - 52 anni età, diagnosi 44
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